Disturbi dell'umore
L’umore è la disposizione emotiva che fa da sfondo alla nostra vita mentale. E’ una caratteristica relativamente costante dell’individuo, ed è il risultato dell’interazione di svariati fattori, che vanno dalla predisposizione ereditaria alle influenze ambientali. La tristezza, una emozione normalmente presente nella nostra vita, è una delle principali manifestazioni dell’abbassamento del tono dell’umore che talvolta può assumere caratteristiche distruttive, per esempio quando genera difficoltà nel funzionamento relazionale oppure quando si accompagna a un profondo ed incoercibile dolore esistenziale – quel dolore che non conosce speranza – e a una visione negativa di sé, del mondo e del futuro. Solo in questi casi deve essere considerata come una espressione patologica ed è appropriato parlare di depressione.
La depressione può manifestarsi in varie forme:
quando è l’unica alterazione dell’umore si parla di:
se invece la depressione si associa ad un patologico innalzamento del tono dell’umore parliamo di:
Depressione maggiore o unipolare
La depressione si manifesta attraverso parecchi sintomi di tipo fisico, emotivo, comportamentale e cognitivo. I sintomi fisici più comuni sono la perdita di energie, il senso di fatica, i disturbi della concentrazione e della memoria, l’agitazione motoria ed il nervosismo, la perdita o l’aumento di peso, i disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), la mancanza di desiderio sessuale, i dolori fisici, il senso di nausea, la visione offuscata, l’eccessiva sudorazione, il senso di stordimento, l’accelerazione del battito cardiaco e le vampate di calore o i brividi di freddo.
Le emozioni tipiche sperimentate da chi è depresso sono la tristezza, l’angoscia, la disperazione, il senso di colpa, il vuoto, la mancanza di speranza nel futuro, la perdita di interesse per qualsiasi attività, l’irritabilità e l’ansia.
I principali sintomi comportamentali invece, risultano la riduzione delle attività quotidiane, la difficoltà nel prendere decisioni e nel risolvere i problemi, l’evitamento delle persone e l’isolamento sociale, i comportamenti passivi, la riduzione dell’attività sessuale e i tentativi di suicidio. Chi soffre di depressione generalmente presenta aspettative irrealistiche: ha degli standard eccessivamente elevati sia nei confronti di se stesso, che degli altri. Crede, ad esempio, che fare errori sia assolutamente vietato, che non si possano avere conflitti e che bisogna essere sempre di buon umore. Altre persone depresse, invece, ritengono di non meritare nulla e accettano tutto quello che viene offerto loro senza ricercare qualcosa di migliore. I pensieri spontanei che passano per la mente delle persone depresse rispecchiano la visione negativa che queste persone hanno di sé, del mondo e del futuro e assumono le caratteristtiche della “ruminazione” cioè il continuo e ripetitivo interrogarsi sulle cause e sulle conseguenze del propri problemi e delle proprie difficoltà (es. perché capita proprio a me? Perché sono fatto cosi? Perché sto cosi male? Cosa faccio di sbagliato? Cosa non va in me?) Gli studi hanno dimostrato che la ruminazione svolge un ruolo di primaria importanza nel mantenimento della depressione poiché impedisce di guardare al futuro e di sviluppare strategie per affrontare i problemi e le difficoltà. Infine sembra che la ruminazione associata al perfezionismo si riveli ancor più dannosa. Altra caratteristica è il ritiro, la riduzione o l’evitamento dei contatti sociali, delle normali attività quotidiane e dei compiti. Si basa sull’idea di non esserne capaci, che sia troppo complicato o faticoso o che non porterà nessun beneficio. Questa tendenza all’evitamento/isolamento contribuisce a mantenere l’umore depresso perché non permette alla persona di sperimentare brevi stati mentali positivi (es. un leggero senso di efficacia personale), ne di constatare che in realtà non è cosi incapace come crede di essere, o di vivere esperienze piacevoli e gratificanti (es. uscire a fare una passeggiata o a prendere un caffè con un amico). La persona ha una autovalutazione negativa: tende a denigrarsi e a valutarsi negativamente come inutile, inadeguato, indegno o sfortunato anche di fronte a piccoli errori o difficoltà che appartengono alla viti di tutti i giorni. Es.: “Non valgo nulla!”, “Non sono capace a fare niente!”, “Tutti mi considerano un perdente”. E’ presente il negativismo, la tendenza a fare previsioni negative sul mondo e sul futuro, a sminuirsi costantemente e a mantenere l’attenzione solo sugli aspetti che mancano per essere felici o soddisfatti. Es.: “ Ci sarebbe riuscito chiunque!”, “Non c’è nulla che vada bene”, “Sicuramente penseranno che sono antipatico”. Non esiste una causa unica della depressione: alla base del disturbo vi sarebbero diversi fattori di tipo biologico, ambientale e psicologico. Alcuni studi hanno dimostrato che vi è una componente genetica (fattori biologici) che può favorire o meno lo sviluppo di un quadro depressivo. Una certa tendenza alla depressione, quindi, può essere ereditaria. I soli fattori biologici, tuttavia, non spiegano lo sviluppo della patologia. Gli altri fattori che possono influenzare lo sviluppo di un quadro depressivo ci sono i fattori ambientali: l’educazione ricevuta, gli eventi vissuti all’interno della famiglia e quelli vissuti fuori della famiglia (es. esperienze scolastiche e con gli amici). In particolare, sembra che alcune esperienze precoci negative possano facilitare lo sviluppo di una vulnerabilità acquisita alla depressione e un senso di mancanza di speranza verso il futuro. Tra questi possiamo individuare: perdite importanti (es. perdere un genitore, il lavoro, un’amicizia, il partner); diminuzione delle attività gratificanti (es. svolgere un lavoro che piace di meno rispetto a quello precedente); mancanza di relazioni sociali (es. trasferirsi in una città dove non si conosce nessuno); richieste nuove dell’ambiente esterno (es. cambiare mansione lavorativa, diventare genitore); problemi di gestione della propria vita (es. essere disoccupato, avere problemi economici); circostanze di vita sfavorevoli (es. aver perso un genitore in tenera età, avere un figlio disabile, prendersi cura di persone anziane affette da demenza)
La depressione può avere importanti conseguenze sulla vita di tutti i giorni. L’attività scolastica o lavorativa della persona può diminuire in quantità e qualità soprattutto a causa dei problemi di concentrazione e di memoria che tipicamente presentano i soggetti depressi. Questo disturbo, inoltre, porta al ritiro sociale, che, col passare del tempo, a sua volta porta a problemi di tipo relazionale con partner, figli, amici e colleghi. L’umore depresso condiziona anche il rapporto con se stessi e con il proprio corpo. Chi è depresso può avere difficoltà a lavarsi, curare il proprio aspetto, mangiare e dormire in modo regolare. Nei casi di depressione più gravi può essere necessario affiancare alla psicoterapia un trattamento farmacologico che deve essere prescritto da un medico psichiatra.
Disturbo distimico
L’ abbassamento del tono dell’umore si presenta con delle modalità non particolarmente intense, ma con ha una durata molto prolungata: almeno due anni. Causa un disagio clinicamente significativo e/o interferisce con il funzionamento sociale e lavorativo, ma non raggiunge quella gravità che caratterizza invece gli episodi di depressione maggiore.
Disturbo bipolare
l disturbo bipolare, anche conosciuto come malattia maniaco depressiva o come psicosi maniaco depressiva, è un disturbo caratterizzato da oscillazioni insolite del tono dell’umore e della capacità di funzionamento della persona.
Comunemente si distinguono due forme di disturbo bipolare:
disturbo bipolare di tipo I, caratterizzato da episodi depressivi e episodi maniacali;
disturbo bipolare di tipo II, caratterizzato da episodi depressivi e episodi ipomaniacal
I sintomi degli episodi depressivi sono quelli dell’episodio di depressione maggiore: umore depresso, pensieri di autovalutazione rispetto a se stessi e al, futuro (es. “Non ce la farò mai!”;“Non c’è più speranza!”), sensazione di fatica e mancanza di energia, agitazione o rallentamento psicomotorio, ansia, disturbi del sonno (eccesso di sonno, difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni con difficoltà a riprendere sonno), idee di morte, mancanza di speranza, inappetenza o -in rari casi- iperfagia, incapacità a trarre piacere dalle attività che in passato procuravano gioia e soddisfazione, sensazione che gli altri possano non comprendere tale situazione e che siano ottimisti inutilmente, ridotto desiderio sessuale, difficoltà di concentrazione e attenzione, sentimenti di colpa e inferiorità, irritabilità. I sintomi degli episodi maniacali sono un umore eccessivamente elevato e percepito dagli altri come inusuale, comportamenti molto disinibiti, facilità estrema a spendere del denaro, sensazione di energia quanto mai intensa e di senso di infaticabilità, iper-attenzione ma con distraibilità, capacità di iniziare contemporaneamente tante attività ma con scarsa capacità di portarle a termine, comportamenti aggressivi e impulsivi con gravi conseguenze sia lavorative che personali, incremento dell’ irrequietezza, estrema irritabilità, aumento della velocità dei pensieri, enorme distraibilità, ridotto bisogno di sonno, fiducia non realistica nelle proprie capacità, diminuzione della capacità di giudizio, aumento del desiderio sessuale, abuso di droghe (specialmente cocaina, alcool e farmaci), atteggiamenti provocatori. Si parla di episodio maniacale se i sintomi persistono per più di settimana. L’ipomania è caratterizzata da un innalzamento dell’umore meno intenso rispetto a quello che verifica nella mania.
Nel disturbo bipolare I ad uno o più episodi depressivi si associa almeno un episodio di eccitamento maniacale nel quale una persistente elevazione del tono dell’umore determina una marcata compromissione del funzionamento lavorativo e/o delle relazioni interpersonali. Si accompagna talvolta anche a manifestazioni psicotiche. In queste fasi di eccitamento sono spesso presenti un senso di grandiosità, una iperattività più o meno finalizzata, una accelerazione del pensiero (fuga delle idee) e alterazioni somatiche, sotto forma di una riduzione del bisogno di sonno e/o di un calo dell’appetito.
Nel disturbo bipolare II ad almeno un episodio depressivo si associano uno o più fasi di eccitamento ipomaniacale, in cui l’innalzamento del tono dell’umore pur essendo qualitativamente simile a quello maniacale non raggiunge la sua gravità e non arriva a compromettere in modo significativo il funzionamento sociale e lavorativo della persona.
Di solito chi soffre di disturbo bipolare si rivolge al medico o allo psicologo quando è in fase depressiva e molto frequentemente omette di riferire di avere avuto delle fasi di malattia caratterizzate da umore elevato o mania. Per tale ragione è molto opportuno che chi si rivolge ad un professionista per la prima volta e si trovi in una severa fase di depressione possa avvalersi dell’aiuto di un familiare per ricostruire le eventuali varie fasi della patologia (quando il soggetto ha un episodio di mania la diagnosi è estremamente facile). Alcuni pazienti con disturbo bipolare possono mettere in atto dei tentativi di suicidio. Chiunque stia pensando al suicidio deve rivolgersi immediatamente all’attenzione di un sanitario, preferibilmente un medico psichiatra o uno psicologo. E’ importante ricordare che chi parla di suicidio dovrebbe essere preso seriamente in considerazione. Il rischio di suicidio è più alto all’inizio della malattia quando ancora il soggetto non ha chiaro di cosa soffra e come affrontare la malattia. Quindi prima si riconosce il disturbo bipolare prima si imparerà a gestirlo e a chiedere aiuto nel momento giusto. Alcuni pazienti con disturbo bipolare, inoltre, possono mettere in atto dei tentativi di suicidio. E’ importante ricordare che chi parla di suicidio dovrebbe essere preso seriamente in considerazione. Il rischio di suicidio è più alto all’inizio della malattia quando ancora il soggetto non ha chiaro di cosa soffra e come affrontare la malattia. Quindi prima si riconosce il disturbo bipolare prima si imparerà a gestirlo e a chiedere aiuto nel momento giusto. Attualmente sappiamo che la genetica svolge un ruolo significativo nella genesi del disturbo bipolare. La maggior parte delle persone con disturbo bipolare, anche affetta da forme gravi, può raggiungere un ottimo livello di stabilizzazione della malattia e condurre una vita normale. Alla psicoterapia e alla psicoeducazione sul disturbo vanno associati dei farmaci stabilizzatori dell’umore che servono a evitare la ricorrenza dellle oscillazioni del tono dell’umore (carbonato di litio e anticonvulsivanti).
Disturbo ciclotimico
E’ caratterizzato dalla alternanza per almeno due anni tra numerosi episodi di depressione e di euforia, che però rispettivamente non raggiungono mai la gravità della depressione maggiore né della mania.
