IMG_20240425_160838-3

Sono uno Psicologo Psicoterapeuta e lavoro come libero professionista a Roma in zona Pigneto da circa quattordici anni. Ricevo presso lo studio di un medico di medicina generale. Sono iscritto all’Albo dell’Ordine degli Psicologi del Lazio dal 2004 con il n°12397 con l’annotazione come Psicoterapeuta dal 2013. Nel corso degli anni oltre ad ampliare la mia esperienza ho continuato a partecipare a convegni e corsi di perfezionamento essendo la formazione continua un requisito imprescindibile per uno psicoterapeuta. 
Mi sono laureato nel 2001 in Psicologia, con indirizzo dello Sviluppo e dell’Educazione, con il voto di 109/110 presso la Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università di Roma “Sapienza”. Ho conseguito nel 2007 un Master universitario di I° livello in Neuropsicologia dell’ Età Evolutiva presso l’Università L.U.M.S.A. di Roma e nel 2012 ho conseguito il titolo di Sessuologo Clinico a conclusione di un Master quadriennale in Sessuologia Clinica presso il Centro Clinico Crocetta di Torino. Sempre nel 2012 ho terminato la formazione annuale sulle Comunità Terapeutiche per il trattamento di pazienti psichiatrici gravi presso la “Scuola Medica Ospedaliera” di Roma. Ho frequentato in Piemonte la Scuola di Psicoterapia Cognitiva del Centro Clinico Crocetta diretta dal Prof. Fabio Veglia dell’Università di Torino conseguendo a Torino nel 2013 la Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva con il voto di 70/70. 
Dal 2013 sono Educatore autorizzato del programma di sostegno alla genitorialità “Circle of Security”, noto in tutto il mondo, sviluppato da Hoffman, Cooper e Powell.
Ho svolto periodi di tirocinio e collaborazioni presso il Day Hospital di Neuropsichiatria Infantile dell’Università di Tor Vergata di Roma, presso l’Unità per i Disturbi del Comportamento Alimentare dell’AUSL Roma 1 diretta dal dott. Armando Cotugno e presso un Centro Diurno dell’AUSL Roma 1 per pazienti psichiatrici gravi. Ho lavorato con persone con disabilità e con pazienti psichiatrici gravi per diverse Cooperative Sociali a Roma. Ho frequentato per molti anni le supervisioni di casi clinici condotte dal prof. Antonio Semerari nelle riunioni cliniche del “Terzocentro di psicoterapia cognitiva” di Roma.

IMG_20240403_134328 (1)

La mia pratica psicoterapeutica fa riferimento alle teorie e tecniche del cognitivismo clinico, in particolare della Psicoterapia Cognitivo-Evoluzionista, della Psicoterapia Cognitivo Costruttivista e della Terapia Metacognitiva Interpersonale, nelle quali mi sono formato, in una personale integrazione con le teorie psicodinamiche contemporanee della Psicologia psicoanalitica del Sé e della Psicoanalisi Interpersonale oltre che con le acquisizioni delle Scienze Cognitive.
La Psicoterapia Cognitivo Evoluzionista (Liotti, 1994/2005) coniuga lo studio dei rapporti tra cognizioni ed emozioni con i principi dell’evoluzionismo, dell’etologia e delle neuroscienze affettive. Nell’uomo i bisogni fondamentali e gli scopi che da essi derivano sono guidati dall’interazione complessa di diversi Sistemi Motivazionali, ciascuno dei quali possiede i propri meccanismi di attivazione e disattivazione e le proprie sequenze emozionali tipiche. I  Sistemi Motivazionali si possono suddividere in tre livelli gerarchici di complessità e sono prevalentemente sostenuti da tre macro regioni del sistema nervoso umano: il tronco encefalo (cervello rettiliano), il sistema limbico (cervello limbico o antico-mammifero) e la neocorteccia, che raggiunge il massimo sviluppo nell’uomo. Al primo livello troviamo sistemi atti a controllare le principali funzioni fisiologiche e i comportamenti essenziali per la sopravvivenza, come proteggersi dai pericoli, esplorare e conoscere l’ambiente circostante, definire qual è il proprio territorio, procacciarsi il cibo e regolare l’accoppiamento (sistema sessuale arcaico). Al secondo livello si trovano i Sistemi Motivazionali Interpersonali, che stanno alla base della relazionalità e giocano un ruolo chiave nel processo terapeutico: il sistema dell’attaccamento inizia ad operare nel neonato allo scopo di perseguire una vicinanza al genitore per ottenere cura e protezione e rappresenta il primo dei sistemi motivazionali interpersonali ad essere attivo. Il sistema dell’ accudimento spinge un membro più forte  ad offrire protezione e cura ad un membro del gruppo sociale che lo richiede e si può pertanto definire come sistema complementare a quello dell’attaccamento. Il sistema agonistico orienta i comportamenti di competizione volti al conseguimento di risorse disponibili, nonché la definizione del rango sociale all’interno del gruppo di riferimento. Il sistema sensuale-sessuale, ci riferiamo qui al sistema interpersonale limbico e non a quello arcaico citato tra i sistemi di primo livello, persegue lo scopo della costituzione della coppia sessuale stabile a fini riproduttivi. Il sistema cooperativo guida il conseguimento comune di obiettivi qualora esso sia facilitato dalla collaborazione con altri individui da parte dei quali non si percepisce una minaccia competitiva. Sono stati pure descritti un sistema del gioco sociale, che nell’uomo rimane attivo anche in età adulta, e un sistema di affiliazione al gruppo. Al terzo livello troviamo i sistemi filogeneticamente più recenti, considerati spesso sistemi emergenti dalla complessa attività di quelli di livello inferiore. Tra di essi troviamo l’intersoggettività, che si esprime fra l’altro nella naturale propensione dell’uomo a condividere le proprie esperienze e sensazioni con gli altri per il puro piacere di farlo e la costruzione di strutture di significato. La presenza e l’azione dei sistemi motivazionali interpersonali a base innata comuni agli individui della nostra specie costituiscono fattori fondamentali da considerare però in congiunzione con i processi soggettivi, altrettanto fondamentali, di costruzione dei significati degli eventi che sono invece determinati dalle molteplici esperienze di vita di ciascun individuo  come evidenziato dalle teorie della Psicoterapia Cognitivo Costruttivista (Guidano, 1992). La teoria dei sistemi motivazionali ha profonde implicazioni per la psicopatologia e la terapia. Quando nei primi anni di vita, per i più vari motivi, le relazioni con le figure di accudimento non sono buone, si possono creare deficit nella regolazione emozionale e nella metacognizione.  La Terapia Metacognitiva interpersonale (Dimaggio, Semerari, 2003; Dimaggio, Montano, Popolo, Salvatore, 2013) è un approccio rivolto in maniera specifica al trattamento dei disturbi di personalità che aumenta la metacognizione, cioè l’abilità di comprendere e ragionare sugli stati mentali (pensieri, emozioni, sensazioni), consentendo alla persona di essere più consapevole di quelli problematici che causano conflitti interpersonali. Secondo la Teoria Metacognitiva Interpersonale lo sviluppo dei disturbi di personalità è contraddistinto da quattro componenti: le disfunzioni metacognitive, gli schemi interpersonali disfunzionali, le strategie di coping disfunzionali, i cicli interpersonali disfunzionali.  Gli orientamenti psicodinamici della Psicologia del Sé e della Psicoanalisi relazionale (Greenberg, Mitchell, 1986; Mitchell, 1993; Lingiardi, Madeddu, 2023) pur partendo dalle concettualizzazioni di Sigmund Freud se ne differenziano perché pongono enfasi sugli aspetti della relazione unica che si crea tra paziente ed terapeuta. In estrema sintesi, il fondamento della psicoanalisi classica consiste nell’idea che le motivazioni profonde dei comportamenti umani siano le pulsioni inconsce di tipo aggressivo e sessuale. Nella prospettiva psicoanalitica relazionale si ritiene che la motivazione fondamentale della psiche sia quella di creare relazioni piuttosto che soddisfare pulsioni. In particolare si pone l’accento sulle relazioni primarie, quelle che si sviluppano nell’infanzia con le figure di riferimento del bambino, a partire dalle quali si formano le aspettative dell’individuo e il modo di andare incontro ai propri bisogni. In modo non conscio le persone sono portate a ricreare a livello emotivo in tutte le relazioni successive i “modelli relazionali” che hanno interiorizzato e soddisfare i propri bisogni in base a talli modelli. Per questo motivo anche durante la seduta di psicoterapia negli scambi interpersonali il paziente “mette in scena” i propri modelli relazionali profondi utilizzando il terapeuta come l’altro “attore” della relazione, creando quelle che in psicoanalisi si definiscono le dinamiche del “transfert” del paziente e del “controtranfert” del terapeuta che vanno profondamente analizzate. Nella prospettiva della psicoanalisi relazionale lo strumento centrale del cambiamento è la costruzione congiunta della relazione terapeutica facendo in modo che il paziente possa modificare, dopo averne preso consapevolezza, i propri meccanismi psicopatologici ed i modelli relazionali ripetitivi e inconsci che mette in atto. L’obiettivo è, incrementando la “mentalizzazione”, una ristrutturazione del proprio sè che permetta un miglior funzionamento nella vita sociale e relazionale. L’unicità del paziente, l’unicità del terapeuta e la reciproca responsabilità nella costruzione del processo terapeutico sono alla base di questo approccio.

Bibliografia

Dimaggio, G., Ottavi, P., Popolo, R., Salvatore, G. (2019), Corpo, immaginazione e cambiamento, Raffaello Cortina, Milano.

Greenberg J. R., Mitchell S.A., (1986)  Le relazioni oggettuali nella teoria psicoanalitica, Il Mulino, Bologna.

Guidano, V., (1992), Il Sè nel suo divenire: verso una terapia cognitiva post-razionalista, Bollati Borighieri, Torino.

Lingiardi V., Madeddu F., (2023), I meccanismi di difesa, terza edizione,  Raffaello Cortina, Milano.

Liotti, G. (1994/2005), La dimensione interpersonale della coscienza, Carocci, Roma.

Mitchell, S.A., (1993), Gli orientamenti relazionali in psicoanalisi, Bollati Borighieri, Torino.

Semerari, A., Dimaggio, G. (2003), (a cura di), I disturbi di personalità. Modelli e trattamento, Laterza, Roma – Bari.

th (20)
vedi link
IMG_20240403_134328 (1)