Disturbi psicotici
E’ un gruppo eterogeneo di disturbi caratterizzato da una profonda angoscia disorganizzante e da una grave compromissione della relazione con sé stessi e con il proprio corpo, alle quali si associano una destrutturazione dei rapporti con il mondo esterno e una perdita dell’esame di realtà. Un disturbo psicotico è una condizione che rende difficile pensare in modo lucido, formulare giudizi sensati, rispondere in maniera emotivamente congrua, comunicare in modo efficace, comprendere la realtà e comportarsi in maniera appropriata. I due sintomi principali sono i deliri e le allucinazioni. I deliri sono false convinzioni, come credere che qualcuno stia tramando alle nostre spalle o che la TV ci stia mandando messaggi in codice. Le allucinazioni sono false percezioni, come ascoltare, vedere o sentire qualcosa che non esiste. Quando i sintomi sono gravi, gli individui con un disturbo psicotico hanno problemi a entrare in contatto con la realtà e spesso sono incapaci di portare avanti la vita quotidiana. Anche le forme più severe, comunque, possono essere trattate con successo. Altri sintomi riscontrabili nei disturbi psicotici sono i seguenti: eloquio disorganizzato e incoerente, pensiero confuso, comportamento bizzarro o pericoloso, movimenti rallentati o insoliti, perdita di interesse nell’igiene personale, perdita di interesse nelle attività, problemi scolastici, lavorativi e relazionali. I sintomi prodromici precedono l’insorgenza del disturbo psicotico vero e proprio, e sono caratterizzati da alterazioni dal punto di vista cognitivo, emotivo e comportamentale. La fase prodromica risulta essere caratterizzata da un progressivo ritiro sociale e dalla comparsa di sintomi quali apatia e abulia. A ciò consegue un deterioramento delle normali funzioni del soggetto, ad esempio si può riscontrare un peggioramento dei risultati scolastici o lavorativi. Degno di nota è il dilagare dei disturbi psicotici come conseguenza dell’abuso di alcool o dell’uso di sostanze psicotrope in cui sviluppo e decorso variano in base alla sostanza assunta. L’uso di cannabis è considerato un fattore di rischio consolidato per l’insorgenza di un disturbo psicotico, caratterizzato da una sintomatologia che presenta deliri di persecuzione, marcata quota di ansia, presenza di labilità umorale e possibili episodi di depersonalizzazione. Anche l’uso di alcool è risultato essere correlato con l’insorgenza di un primo episodio psicotico, così come le metanfetamine e la ketamina. Tra le varie altre sostanze scatenanti troviamo: cocaina, anfetamine, metanfetamine, mefedrone, ecstasy, LSD, funghetti allucinogeni, ketamina.
Tra i vari disturbi psicotici mi occupo di psicoterapia di:
Schizofrenia
La schizofrenia è una psicosi cronica caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione delle funzioni cognitive e percettive, del comportamento e dell’affettività con un decorso superiore ai sei mesi e con importanti compromissioni del funzionamento personale, sociale e lavorativo.Il termine fu coniato dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler nel 1908 e deriva dal greco σχίζω (schízō, ‘io divido’) e φρήν (phrḗn, ‘cervello’), e cioè “scissione della mente”: esso sostituì quello ottocentesco di Dementia praecox, formulato da Emil Kraepelin. Nonostante l’etimologia del termine, la schizofrenia non implica di per sé alcuna “doppia personalità” o “disturbo di personalità multipla” condizione con la quale viene spesso erroneamente confusa nel linguaggio comune e che è presente invece in alcune sindromi dissociative. Piuttosto, il termine indica la “separazione delle funzioni mentali” tipica della presentazione sintomatica della malattia.
I sintomi della schizofrenia vengono suddivisi in sintomi positivi, che includono i deliri e le allucinazioni, ed in sintomi negativi, quali l’apatia, la carenza d’iniziativa, la povertà dell’eloquio, il ritiro sociale e la trascuratezza.
I deliri assumono una forma specifica, sia nella modalità espressiva, che nel contenuto. Possono, infatti, essere influenzati dalla disorganizzazione del pensiero e risultare poco strutturati e bizzarri (es. “Il segnale luminoso chiaramente comunicava di presenze sulla mia proprietà…gli alieni erano arrivati ed io non sapevo come accoglierli!”). I contenuti dei deliri possono essere diversi. Nel delirio di persecuzione il soggetto immagina delle azioni a suo danno da parte di entità come partiti politici, società segrete, mafia ed extraterrestri (es. “Forze misteriose coalizzate mi perseguitavano, impedendomi di portare a termine i miei progetti”). Nel delirio di influenzamento e di controllo il soggetto è convinto che estranei o entità superiori controllino la sua mente (es. “Mi sento come telecomandata, tutto quello che faccio è voluto e programmato da un essere telepatico”). La persona che ha un delirio mistico, che è spesso associato a fenomeni allucinatori, crede di essere in comunicazione con Dio o presenta una serie di convinzioni relative all’esistenza dell’Anticristo o di Satana. Nel delirio di grandezza il soggetto riferisce di essere imparentato con personaggi prestigiosi e noti (es. “Ad un certo punto ho pensato di essere il figlio di Carlo d’Inghilterra: mia madre comprava giornali di gossip e, quando c’erano notizie su di lui, li piegava in maniera che io potessi vedere la notizia e le sue foto”). Nel delirio di colpa la persona sente di aver commesso gravi colpe contro Dio o la società. Il delirio di trasformazione corporea, infine, è caratterizzato dalla convinzione di subire dei cambiamenti in varie parti del corpo (es. visceri, cervello, sangue). Altre convinzioni deliranti, che nella schizofrenia si associano spesso al delirio di persecuzione, sono il furto del pensiero (es. “Non ho più idee, c’è una forza oscura che porta via i miei pensieri appena si formano”), la trasmissione del pensiero (es. “Devo stare da sola perché gli altri potrebbero ascoltare ciò che sto pensando”) e la lettura del pensiero, che si differenzia dalla trasmissione del pensiero perché in essa il soggetto è convinto che lo scambio di pensieri avvenga attraverso la telepatia (es. “Ho udito la voce del grande telepate che mi diceva che io posso ricevere le emissioni dei telepati, ma non posso contattare nessuno perché loro possono schermarsi quanto vogliono, mentre io sono più debole e a me è più facile mettermi a nudo”). Le allucinazioni possono manifestarsi con qualunque modalità sensoriale (uditiva, visiva, olfattiva, gustativa, tattile), ma quelle riscontrate più di frequente sono le allucinazioni uditive, che consistono nell’udire voci, generalmente bisbigliate. Le allucinazioni visive, a causa delle quali il soggetto vede figure non ben definite e dal significato ambiguo, si presentano soprattutto nei casi di disturbi organici cerebrali. Le altre allucinazioni consistono in sensazioni generalmente spiacevoli e dolorose (es. odore di bruciato, trafittura del cervello).
I sintomi negativi, invece, sono quei sintomi legati all’appiattimento dell’affettività (il soggetto si mostra apatico, ossia manifesta una riduzione della reattività emotiva di fronte a stimoli che dovrebbero sollecitarla) e alla perdita di volontà e di progettualità (il soggetto non è in grado di pianificare e di portare a termine attività anche semplici). Generalmente nei deliri e nelle allucinazioni si verifica una partecipazione emotiva, mentre nei rapporti interpersonali emerge l’appiattimento affettivo. Nella schizofrenia la riduzione della capacità di socializzare e di inserirsi in un gruppo è progressiva e sfocia nel ritiro sociale (condizione di distacco dal mondo e di alienazione). È presente, inoltre, trascuratezza nella cura della propria persona.
Le funzioni cognitive come l’attenzione, la memoria e la capacità di risolvere i problemi sono quasi sempre fortemente alterate. I pazienti schizofrenici generalmente incontrano difficoltà ad apprendere nozioni nuove, soprattutto se complesse.
Possono essere presenti anche i cosiddetti disturbi del pensiero. Chi soffre di questo disturbo può compiere associazioni poco logiche ed incomprensibili agli occhi dell’interlocutore. Il linguaggio può apparire mal strutturato, bizzarro, incoerente e caotico (es. in un discorso le parole possono non avere alcun legame logico tra loro). Può essere presente un impoverimento del pensiero e della produttività verbale o, al contrario, un loro incremento. La prolissità, comunque, è caratterizzata da scarse informazioni, idee irrilevanti, dettagli inutili ed evasività. Queste difficoltà possono essere presenti anche in altre patologie psichiatriche, ma nella schizofrenia risultano continue e persistenti.
L’età media d’insorgenza del primo episodio psicotico si situa tra i 20 e i 25 anni per gli uomini e intorno ai 30 anni per le donne. Si può verificare un esordio tardivo intorno ai 40 anni.Generalmente i primi sintomi di questo disturbo non sono sintomi psicotici (deliri ed allucinazioni), bensì dei segnali che indicano un cambiamento nella vita del soggetto. Si tratta dei cosiddetti sintomi prodromici: il ritiro sociale, la perdita d’interesse nelle attività scolastiche e lavorative, il comportamento inusuale, scoppi di rabbia ed il deterioramento nell’igiene e nell’ordine. In genere questi sintomi si manifestano in seguito ad un normale evento di vita, vissuto dal soggetto in maniera particolarmente stressante (es. esami, servizio militare, separazioni, perdite). Spesso i familiari del soggetto identificano l’evento antecedente l’insorgenza dei primi sintomi e rimangono stupiti dal cambiamento successivo (es. riferiscono che il loro congiunto “non è più lo stesso”). Il periodo prodromico è seguito da una fase acuta o attiva, contraddistinta dai sintomi positivi (deliri, allucinazioni e disturbi del comportamento). Dopo la fase acuta, molti sintomi positivi si riducono, lasciando spazio ai sintomi negativi.
E’ possibile distinguere, inoltre, cinque forme di schizofrenia: il tipo paranoide, il tipo disorganizzato, il tipo catatonico, il tipo indifferenziato ed il tipo residuo. La schizofrenia di tipo paranoide ha un esordio più tardivo e, di solito, una prognosi più favorevole: le funzioni cognitive e l’affettività sono relativamente preservate, mentre il deterioramento comportamentale generalmente è minore rispetto a quello delle altre forme di schizofrenia. Una caratteristica essenziale della schizofrenia paranoide è la presenza di deliri e allucinazioni relativamente strutturati, ma comunque bizzarri nel loro contenuto persecutorio (es. “La mafia ha messo dappertutto spie e telecamere che controllano la mia vita”). I temi di tipo persecutorio possono spingere la persona alla violenza o a comportamenti suicidari. La schizofrenia di tipo disorganizzato è la forma di schizofrenia che si presenta più di frequente, ha un esordio precoce ed una prognosi relativamente negativa. È caratterizzata dalla disorganizzazione del pensiero, da evidenti alterazioni dell’affettività e da un comportamento deteriorato. I deliri e le allucinazioni si presentano in forma disorganizzata e frammentata e cambiano spesso nel loro contenuto. Il comportamento risulta estremamente bizzarro (es. attaccare chiodi sulle pareti di casa e appendervi sacchetti della spazzatura, calzini e fazzoletti). Possono presentarsi anche comportamenti ripetitivi e stereotipati (es. scrivere continuamente le stesse parole, sovrapponendole). La schizofrenia di tipo catatonico è caratterizzata da stupore, agitazione e posture di tipo catatonico. Nella schizofrenia di tipo indifferenziato vengono fatte rientrare tutte quelle forme di schizofrenia non classificabili nelle categorie precedentemente menzionate. Nella schizofrenia di tipo residuo, infine, sono presenti sintomi residui, in assenza di deliri, allucinazioni, incoerenza e comportamento disorganizzato. Questa forma di schizofrenia può rappresentare l’esito di tutte le altre forme.
La terapia farmacologica è molto importante nella gestione dei sintomi della schizofrenia, e di solito prevede l’utilizzo di farmaci antipsicotici, in alcuni casi associati ad antidepressivi o ansiolitici. L’efficacia di questi farmaci è stata provata sia nel trattamento degli episodi psicotici acuti, sia nella prevenzione delle ricadute. Quando è possibile, viene preferito l’uso di antipsicotici di nuova generazione o antipsicotici atipici agli antipsicotici tradizionali in quanto i primi sono associati ad una minore incidenza di effetti collaterali.
Anche la psicoterapia ha un ruolo molto importante nell’intervento con il paziente schizofrenico, perché consente di acquisire strumenti di gestione dei sintomi positivi (allucinazioni e deliri) e di ritrovare alcune abilità perse con l’esordio della malattia (es., abilità sociali e di comunicazione). Il trattamento rivolto ai sintomi positivi della schizofrenia (deliri e allucinazioni) mira al loro riconoscimento, distanziamento critico e padroneggiamento da parte del paziente (es. “Questa voce è un’altra allucinazione uditiva…posso non spaventarmene”). In questo senso aiuta il soggetto ad acquisire una maggiore consapevolezza del proprio disturbo e, di conseguenza, ad aderire maggiormente anche al trattamento farmacologico. Inoltre il trattamento si focalizza sull’aiutare il paziente a comprendere il significato dei sintomi ed attribuire un senso alla malattia, riconoscere i propri contenuti mentali e distinguerli dalla realtà rappresentandoli in maniera integrata (nei loro aspetti positivi e negativi, contemporaneamente), cogliere il punto di vista di altre persone, incrementare le abilità sociali, mediante i social skills training (programmi di allenamento delle abilità sociali danneggiate.
Disturbo delirante
Il disturbo delirante è un disturbo caratterizzato da convinzioni deliranti, in assenza degli altri sintomi tipici della schizofrenia (allucinazioni e sintomi negativi). In alcuni casi sono presenti anche le allucinazioni, ma in una forma poco rilevante. I deliri durano almeno per un mese, risultano costanti e pervasivi nella vita della persona e non sono bizzarri come nella schizofrenia, ossia potrebbero apparire plausibili agli occhi degli altri in quanto riguardano situazioni che potrebbero verificarsi nella vita del soggetto. Le persone con questo disturbo, infatti, hanno un comportamento apparentemente normale, se le loro idee non vengono messe in discussione.
I contenuti delle convinzioni deliranti possono essere di diverso tipo. Nel delirio di gelosia il soggetto ha la convinzione che il proprio partner sia infedele senza avere dati di realtà che sostengano la sua credenza ed attua comportamenti disfunzionali per sé e la coppia volti a confermare la sua idea (es. appostamenti, pedinamenti, aggressività fisica). Nel delirio erotomanico il soggetto è convinto di essere amato da una persona del tutto sconosciuta. Anche questo tipo di delirio è accompagnato da comportamenti esasperanti per l’altro come telefonate, visite improvvise e pedinamenti. Nel delirio di grandezza il soggetto è convinto di essere una persona eccezionale e, ad esempio, di avere un ruolo di grande rilievo o di aver compiuto qualche importante opera per l’umanità (es. una scoperta scientifica). Nel delirio di persecuzione la convinzione prevalente della persona è quella di essere stato danneggiato (es. ingannato, spiato, avvelenato, drogato). Chi presenta questo delirio, essendo convinto di aver subito profonde ingiustizie ed essendo molto risentito per queste, può far ricorso a violenze e a frequenti azioni legali nei confronti dei suoi ipotetici persecutori. Nel delirio somatico il soggetto presenta idee bizzarre rispetto a particolari aspetti del proprio corpo. Tra le convinzioni più diffuse ci sono le credenze sulla deformità o sul cattivo odore di qualche parte del proprio corpo (es. gambe storte; cattivo odore della bocca, della pelle o degli organi sessuali), senza che risultino dati oggettivi a supporto di ciò.
Il disturbo delirante si differenzia dalla schizofrenia per l’assenza di sintomi importanti quali i deliri bizzarri, le allucinazioni, l’appiattimento dell’affettività ed il ritiro sociale. In alcuni casi risulta difficile distinguere il disturbo delirante dai disturbi dell’umore (depressione e disturbo bipolare) con aspetti psicotici. Nei casi in cui i deliri ricorrono esclusivamente durante gli episodi di alterazione dell’umore, si è in presenza di un disturbo dell’umore, piuttosto che di un disturbo delirante.
Chi soffre di disturbo delirante, avendo una scarsa consapevolezza della propria malattia, aderisce con difficoltà al trattamento. In particolare, in presenza di deliri di persecuzione, il tentativo di cura da parte di familiari e sanitari può essere guardato con profondo sospetto dal soggetto. Il funzionamento sociale e lavorativo di chi ha questo disturbo può essere compromesso. Tale compromissione non è causata dal ritiro sociale, come nel caso della schizofrenia, ma è una conseguenza diretta delle convinzioni deliranti: se, ad esempio, una persona è convinta che ci sia una società segreta che vuole ucciderla, potrebbe decidere di non andare a lavoro a causa di questo potenziale pericolo, non perché sente l’esigenza di ritirarsi dal mondo. Il funzionamento coniugale e sociale è generalmente più compromesso rispetto al funzionamento intellettuale e lavorativo. Specialmente nel caso di deliri di persecuzione e di gelosia, la persona può manifestare scoppi di rabbia intensa e comportamenti violenti che minano le sue relazioni. Tali comportamenti possono portare anche a problemi di tipo legale. Quando il delirio è di tipo somatico, invece, il soggetto può sottoporsi ad esami medici non necessari. Chi ha questo disturbo può incorrere anche in episodi depressivi importanti come conseguenza del malfunzionamento sociale e lavorativo.
Il trattamento d’elezione per il disturbo delirante è l’uso combinato di farmaci e psicoterapia. La psicoterapia si focalizza soprattutto sui deliri e mira al loro riconoscimento, distanziamento critico e padroneggiamento da parte del paziente. In questo senso questo tipo di trattamento aiuta il soggetto ad acquisire una maggiore consapevolezza del proprio disturbo e, di conseguenza, ad aderire maggiormente anche al trattamento farmacologico.
Stato mentale a rischio o sindrome di esordio psicotico
Lo Stato Mentale a Rischio o Sindrome di Rischio Psicotico è una condizione caratterizzata dalla presenza di sintomi psicotici (es. deliri, allucinazioni, comportamento disorganizzato) di breve durata e/o di bassa intensità, associati ad una marcata compromissione del rapporto con la realtà e, dunque, del livello di funzionamento sociale (ritiro sociale) e scolastico/lavorativo. Elevato è il tasso di tasso di transizione verso un Disturbo Psicotico (circa il 35% in un anno). Tra gli adolescenti, la condizione di “Stato Mentale a Rischio” è drammaticamente frequente, con percentuali che possono arrivare all’8 %.
Nelle fasi più precoci, i sintomi consistono in disturbi del flusso di coscienza; ridotta tolleranza allo stress; difficoltà ad organizzare il pensiero; deficit dell’interazione sociale, come ritiro sociale e riduzione dell’espressività emotiva. Nelle fasi più avanzate, invece, si assiste alla comparsa di sintomi psicotici positivi sottosoglia che includono: contenuti insoliti del pensiero, grandiosità, sospettosità, anomalie percettive, marcato calo di funzionalità.I disturbi psicotici sarebbero il prodotto di una vulnerabilità individuale che va a sommarsi ad una serie di fattori biologici predisponenti (fattori genetici, complicazioni peri-natali o post-natali, abuso di sostanze), psicologici ed ambientali (ovvero, tessuto socio-culturale di appartenenza ed eventi stressanti che fungono da fattori precipitanti), in modo complesso e variabile da persona a persona.
Il modello terapeutico più efficace risulta essere quello della prevenzione, nelle fasi che precedono l’esordio psicotico vero e proprio, e quello dell‘intervento precoce, nelle primissime fasi di malattia. Una volta riconosciuta la condizione di Stato Mentale a Rischio, l’intervento consiste innanzitutto nel monitoraggio nel tempo, insieme a un supporto psicologico (con un’adeguata assistenza in caso di difficoltà interpersonali, familiari e lavorative), associato al trattamento di sintomi specifici, quali depressione, ansia, uso di sostanze.Risultano, inoltre, utili gli interventi di psicoeducazione (metodologia che punta a rendere consapevole la persona e i membri della sua famiglia, circa la natura della patologia di cui è sofferente e circa i mezzi per poterla fronteggiare) rivolti al paziente e alla famiglia.
